Quali questioni sono rimaste irrisolte?
Inevitabilmente, per la complessità degli impegni e dei meccanismi previsti, il documento è incompleto e ha lasciato, implicitamente o esplicitamente, un gran numero di questioni irrisolte. Lo spazio a disposizione non consente di effettuare un esame esaustivo, e pertanto ci concentriamo sui punti più importanti di quelli che in letteratura vengono chiamati "Kyoto's unfinished business". Tali punti sono, in alcuni casi, questioni aperte per le quali il Protocollo rimanda a successivi incontri, in altri casi, argomenti sui quali non vi è consenso. Si segnalano, in particolare, le seguenti questioni irrisolte:
Criteri di reporting e verifica dell'assorbimento delle emissioni da parte dei sinks. Si tratta di un punto cruciale che può comportare modifiche significative degli obblighi di abbattimento dei diversi paesi. Gli Stati Uniti, ad esempio, hanno dichiarato che il loro target del - 7% equivale ad un - 4% considerando l'assorbimento da parte delle foreste. Su questo punto l'articolo 3.4 del Protocollo rimanda ad una decisione futura.
Criteri di stima delle emissioni di gas serra non controllati dal Protocollo di Montreal e del loro assorbimento da parte dei sinks. I paesi sono obbligati ad avere sistemi nazionali di stima ma le linee guida di tali sistemi devono essere ancora elaborate.
Linee guida per la Joint Implementation e' uno dei punti più critici dell'intero Protocollo. L'articolo è all'origine di ambiguità poiché non definisce i significati dei due concetti, da esso introdotti, di "addizionalità" e "supplementarietà". Entrambi i punti hanno un'importanza fondamentale perché è da essi che dipende qual è lo spazio che la JI avrà nel raggiungimento dei target e di quanto, conseguentemente, potrebbe spiazzare le azioni domestiche. Infine, devono essere definiti i criteri che regolano l'eventuale coinvolgimento nella JI di entità private.
Supervisione e certificazione della riduzione di emissioni via Clean Development Mechanism.
Devono essere definite le caratteristiche della supervisione. L'articolo 12.4, infatti, fa riferimento ad un organismo ma non ne descrive l'organizzazione ed il funzionamento: La certificazione (art. 12.5) come pure l'auditing e la verifica da parte di un'entità indipendente (art. 12.7) rappresentano due aspetti, ancora tutti da definire, di grande rilevanza. Il CDM, infatti, solleva un problema di adverse selection avendo entrambe le parti un incentivo a sovrastimare la riduzione delle emissioni conseguente al progetto:
Regole, modalità, linee guida e verifica dell'Emissions Trading. Con l'ET, i crediti di emissione diverrebbero un bene scambiato sul mercato per il quale si porrebbe, come per qualsiasi altro bene, la questione della misurazione della quantità: come essere certi che effettivamente si sta comprando un quantitativo certo di crediti quando esistono incertezze nella misurazione delle emissioni? Per risolvere tale problema sono state proposte numerose ipotesi tra le quali il ricorso a forme assicurative che distribuiscano il rischio tra acquirente e compratore, un sistema di sconto dell'incertezza, l'accantonamento di una parte delle emissioni scambiate come pegno contro eventuali acquisti di "falsi" crediti. Altro problema rilevante è quello della partecipazione, o meno, dei PVS al trading. Al momento essi non partecipano poiché non hanno assunto vincoli alle emissioni. Tuttavia, nel futuro, qualora ciò accadesse, si aprirebbe la strada per un loro coinvolgimento e pur un ampliamento, quindi, del mercato delle emissioni.
Definizione di procedure per i casi di non rispetto dell'accordo. Cosa accade quando un paese non rispetta il vincolo ad esso imposto? Una delle contraddizioni del Protocollo è quella di definire target vincolanti sul piano della legge internazionale ma di non stabilire sanzioni per i casi di non rispetto del vincolo.
Undici mesi dopo Kyoto, a Buenos Aires, nella Conferenza delle Parti 4 (COP 4), i Paesi si sono incontrati per cercare di chiudere le numerose questioni irrisolte. La divergenza degli interessi e le differenti sensibilità ambientali dei Paesi hanno dato luogo ad una sorta d'impasse: il chiarimento dei punti critici è stato rimandato ad un piano di azione con scadenza al 2000. Sarà compito delle future Conferenze delle Parti sbloccare le questioni irrisolte.
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